Info Utili
Abitanti
67.595
Superficie
406,23 km²
Altitudine
326 m s.l.m.
Patrono
Santa Rosa
Storia
Le prime tracce dell’uomo sono da ascrivere al Neolitico ed Eneolitico.
Il territorio è abitato quindi dagli Etruschi, anche se secondo alcune fonti storiche l’insediamento non si erge allo stato di vicus (aggregazione di case e terreni).
Durante la conquista romana diventa quasi sicuramente uno stanziamento militare.
A seguire nell’VIII secolo diventa una fortificazione longobarda con il nome di Castrum Viterbii venendo fortificata nel 773 per ordine di Desiderio, re dei Longobardi.
Successivamente, nel corso delle lotte tra la Chiesa Cattolica e l’Impero, Viterbo si erge a libero comune per poi entrare a far parte, grazie ai Franchi, dello Stato Papale.
Nel XII secolo Viterbo come libero comune entra in possesso di numerosi castelli e grazie alla protezione dell’Imperatore Federico I Barbarossa (che risiede nella città nel 1162) aumenta la sua politica di espansione, diventando nel 1164 residenza fissa dell’anti-Papa Pasquale III sempre grazie all’intervento dell’Imperatore che, sfruttando l’astio della città nei confronti di Roma, crea un esercito misto di Longobardi e Viterbesi per attaccarla.
Nel 1172 con la distruzione della città di Ferento, a seguito della quale il suo simbolo (una palma) viene aggiunto al leone (precedentemente l’unico simbolo di Viterbo), la città diventa uno dei comuni più importanti dell’Italia centrale e una delle città più popolose d’Europa con i sui 60.000 abitanti.
L’esercito viterbese conquista nel 1190 Corneto (l’attuale Tarquinia) e nel 1192 il suo prestigio viene accresciuto ancor di più grazie alla sua elevazione a cattedra vescovile ai danni di Tuscania e alla sconfitta di Orvieto.
Viterbo inoltre riesce ad ingrandire i suoi possessi estendendosi verso la maremma e verso l’attuate regione umbra.
Nei primi anni del XIII secolo entra a far parte del grande disegno di papa Innocenzo III, che nel tentativo di dar vita a uno stato organizza nel 1207 nella città il Parlamento degli stati della Chiesa.
A Viterbo sono però presenti numerose potenti famiglie che non volendo sottostare a Roma chiedono e ottengono la protezione di Federico II, dando vita così, fino al 1250 circa, a un periodo di lotte interne tra guelfi (rappresentati dalle famiglia dei Gatti) e ghibellini (con a capo i Tignosi appoggiati dai Di Vico).
Quando intorno al 1240 sembra inevitabile lo scontro tra Viterbo (appoggiata da Federico II) e Roma, la fazione guelfa fedelissima alla Chiesa riesce a portare gli abitanti di Viterbo dalla parte di Roma. Contemporaneamente il lungo conflitto tra l’impero e Roma si sta avviando alla fine con Federico II che sta trattando con Papa Innocenzo IV per ottenere la revoca della scomunica ricevuta nel 1239.
Nel 1243 avviene la pacificazione tra Roma e l’Impero e di conseguenza viene meno anche il legame tra Federico II e la città di Viterbo.
Ma nel 1247 Papa Innocenzo si sposta a Lione e sfruttando l’occasione Federico II riprende nuovamente Viterbo che rimane sotto il dominio dell’Impero fino all’anno della sua morte, nel 1250.
Nel 1252 Viterbo e Roma siglano la pace e arriviamo così al periodo del massimo splendore della città che coincide con la sua annessione allo Stato Pontificio e con lo spostamento della sua corte da Roma a Viterbo ad opera di papa Alessandro IV nel maggio 1257, evento storico per il quale Viterbo viene denominata ancora oggi Città dei Papi.
Grazie al nuovo ruolo di residenza papale la città viene un periodo florido che vede la realizzazione di nuove chiese come Santa Maria in Gradi e la Chiesa della Santissima Trinità, oltre che architetture civili tra le quali il Palazzo dei Consoli e il Palazzo del Capitano del Popolo.
In questi stessi anni parte anche l’edificazione del Palazzo Papale, il simbolo della città.
Oltre ad Alessandro IV la città è la residenza anche dei papi Urbano IV, Clemente IV e Gregorio X.
L’elezione di Gregorio X sancisce un momento fondamentale per lo Stato Pontificio; dopo la morte di Gregorio X infatti protraendosi l’elezione del nuovo papa per ben 33 mesi il popolo viterbese per porre fine alla situazione chiude i Cardinali nel palazzo papale scoperchiando il tetto per sottoporli alle intemperie e bloccando la fornitura di cibo.
Si arriva così all’elezione sul trono pontifico di Gregorio X, che promulga la costituzione “Ubi Periculum”attraverso la quale istituzionalizza il gesto dei viterbesi dando vita al conclave (“con la chiave” o “sottochiave”), ovvero alla riunione dei Cardinali per l’elezione del Papa in una sala chiusa (oggi la Cappella Sistina).
A Gregorio X succede Martino IV che abbandona Viterbo per Orvieto con un declino della prima a cui contribuisce inoltre l’esilio avignonese dei papi, che porta come conseguenza il ritorno delle lotte interne. La ricostituzione del Patrimonio di San Pietro ad opera del cardinale Egidio Albornoz non riesce a ostacolare la potente famiglie dei Gatti e dei prefetti di Vico che riescono quindi a imporre il loro dominio su Viterbo.
Nei primi decenni del XVI secolo la città è nuovamente residenza per alcuni periodi di vari papi tra i quali Giulio II e Leone X.
Intorno alla metà del Cinquecento Viterbo, grazie all’opera del cardinale Reginald Pole, vive un momento di splendore come luogo di ritrovo culturale e spirituale di importanti personalità dell’epoca, tra le quali ricordiamo la marchesa Vittoria Colonna e Michelangelo.
Durante il Rinascimento nel suo territorio vengono costruite numerose opere tra le quali Porta Faul, la Fontana della Rocca, la Basilica di santa Maria della Quercia, Villa Lante a Bagnaia e, nel Seicento, il borgo di San Martino al Cimino, splendido esempio di architettura barocca voluto da Donna Olimpia Maidalchini.
Nel 1798 viene occupata dalle truppe francesi.
Il 12 settembre 1870 viene annessa al regno d’Italia.
Luoghi di interesse
Cattedrale di San Lorenzo
Realizzata in stile romanico nel XII secolo dove precedentemente era situata una chiesa dell’VIII secolo risalente a San Lorenzo e ancor prima un tempio pagano dedicato ad Ercole, si trova affianco al Palazzo dei Papi. Nel 1570 la facciata è stata rinnovata in stile rinascimentale. Bombardata dagli alleati nel 1944 ha subito ingenti lesioni, a causa delle quali è stato necessario un nuovo intervento di restauro che ha riportato in vita alcuni elementi originari romanici. L’interno presenta tre navate separate tra loro da colonne dotate di raffinati capitelli, una pavimentazione in stile cosmatesco e diversi affreschi tra i quali quelli di Giovan Francesco Romanelli e di Antonio del Massaro da Viterbo. Al suo interno si trova inoltre la sepoltura di Papa Giovanni XXI (nella zona absidale della navata sinistra) e nel passato il Duomo custodiva anche la sepoltura di Papa Alessandro IV. Il campanile è del Trecento.
Chiesa di Santa Maria Nuova
Edificata nel 1080 in stile romanico con influssi lombardi dove sorgeva un tempio dedicato a Giove Cimino, è una delle più antiche della città. L’interno presenta tre navate, con le due laterali caratterizzate da un soffitto a capriate lignee ornato con formelle in ceramica. Nella chiesa sono custodite numerose opere di pittura viterbese realizzate tra il XIV e il XVI secolo. Nel Battistero troviamo un affresco rappresentante i Santi Giovanni Battista, Girolamo e Lorenzo ad opera di Antonio del Massaro da Viterbo (detto il Pastura). La navata di sinistra è caratterizzata da un pregevole trittico bizantino del 1180 rappresentante Gesù. Da un ingresso posto subito a lato dell’altare maggiore si accede all’antica cripta paleocristiana. Tramite una scala situata all’esterno dell’abside si entra nel chiostro scoperto nel corso degli anni Ottanta. All’esterno in un angolo è posizionato un pulpito dove, secondo la leggenda, San Tommaso d’Aquino era solito fare il ciclo di prediche volute da papa Clemente IV nel 1266; viste le esigue dimensioni del pulpito quasi sicuramente le prediche si svolgevano all’interno della chiesa.
Chiesa della Santissima Trinità
Realizzata nel 1200 è nota come Madonna Liberatrice dal momento che, come narrano le cronache del tempo, il 28 maggio del 1320 nel cielo di Viterbo comparvero demoni e forze con i cittadini che riuscirono a scacciarli grazie all’apparizione della Vergine, venerata in una cappella della chiesa della Trinità, che li esortò a pregare davanti alla sua immagine. Così avvenne e i fedeli dettero all’immagine della Vergine il nome di Madonna Liberatrice di Viterbo. La chiesa è stata ristrutturata una prima volta nel 1421 e successivamente nel 1700 ed oggi si presenta in un stile che fonde il barocco e il neoclassico.
Chiesa di San Giovanni in Zoccoli
Edificata con tutta probabilità in stile romanico nell’XI secolo, presenta una facciata dalle linee semplici con due arcate perpendicolari e un grande rosone con ai lati due aquile emblemi del santo Evangelista. All’interno, suddiviso in tre navate, sono custoditi degli affreschi del 1400.
Basilica di San Francesco alla Rocca
Bellissimo esempio di chiesa romanica, è stata edificata nel 1236 a croce latina ad aula unica. Successivamente fu oggetto di ampliamento con l’inserimento di un transetto gotico. Verso la fine del 1600 venne restaurata secondo i canoni barocchi. Da notare all’interno il pulpito eretto nel 1428 in memoria della predicazione di San Bernardino a Viterbo, varie tombe di illustri personaggi e una copia della splendida “La Pietà” di Sebastiano del Piombo, la cui copia originale è oggi conservata presso il Museo Civico di Viterbo.
Chiesa di Santa Rosa
La chiesa di Santa Rosa fu riedificata nel 1850, sul luogo dove sorgeva un antico complesso delle monache Clarisse di cui si ha notizia a partire dal 1235, sulla base delle forme della chiesa cinquecentesca di Santa Maria delle Fortezze. Alla struttura, interamente realizzata in peperino, nel 1913 è stata aggiunta la nuova cupola. La leggenda narra che Santa Rosa implorò di essere ammessa nell’Ordine delle Clarisse, senza mai riuscirci in quanto considerata una ribelle. Qualche anno dopo la sua morte papa Alessandro IV, dopo averla sognata più volte, fece trasferire il corpo nei pressi del luogo così caro alla Santa, episodio celebrato ogni anno con il “trasporto” della cosiddetta “macchina di Santa Rosa”.
Chiesa di San Giovanni Battista (o del Gonfalone)
Situata nel quartiere medievale è denominata “del Gonfalone” in quanto fu proprio la Confraternita del Gonfalone ad occuparsi della sua costruzione a partire dal 1665. I lavori, cehe durarono più di 60 anni, furono portati avanti da artisti e muratori viterbesi. La chiesa presenta una bella facciata ed un interno decorato secondo lo stile barocco che custodisce raffigurazioni simboliche, allegorie e le figure prospettiche realizzate dal viterbese Giuseppe Marzetti.
Chiesa di San Silvestro
Chiesa molto antica, forse realizzata prima del Mille, è passata alla storia in quanto nel 1271 fu luogo della crudele uccisione del principe inglese Enrico di Cornovaglia. Presenta una semplice facciata in pietra culminate nel campanile a vela. All’interno troviamo nell’abside un pregevole crocifisso ligneo del Seicento.
Basilica della Madonna della Quercia
Situata due chilometri fuori da Viterbo, rappresenta una delle più belle realizzazioni di arte rinascimentale italiana. La facciata presenta tre lunette di Andrea della Robbia, mentre l’interno custodisce le pitture di fra Bartolomeo della Porta. Da notare il soffitto a cassettoni della navata centrale progettato da Antonio da Sangallo il Giovane.
Palazzo dei Papi
Simbolo di Viterbo, viene edificato tra il 1255 e il 1266, ampliando il preesistente palazzo della Curia, per ospitare papa Alessandro IV che, visto l’astio degli abitanti di Roma, è costretto a rifugiarsi a Viterbo. La realizzazione del palazzo venne affidata al Capitano del Popolo Raniero Gatti, esponente di una potente famiglia viterbese. E caratterizzato dalla bellissima “Loggia delle benedizioni” che con i suoi sette archi sorretti da esili colonnine binate intrecciate tra loro sprigiona grazia ed eleganza. Da notare anche l’Aula del Conclave, divenuta famosa per aver ospitato il Conclave più lungo della storia della durata di ben 1006 giorni. Nel 1277 il crollo di una porzione del palazzo provocò la morte di papa Giovanni XXI. A partire dal Palazzo dei Papi si entra nel quartiere medievale di San Pellegrino, fiore all’occhiello della città.
Palazzo dei Priori
Situato a Piazza del Plebiscito, secondo alcune fonti storiche venne realizzato a partire dal 1264, secondo altre nel 1460. Le decorazione pittoriche degli ambienti furono iniziate verso la fine del Cinquecento. Nel Seicento venne invece realizzato lo splendido cortile interno, che presenta un elegante loggiato al primo piano e una bella fontana in peperino. All’interno troviamo delle pregevoli opere pittoriche nella Sala Regia, nella Sala della Madonna, nella cappella del Comune e nella Sala del Consiglio.
Palazzo del Podestà
Adiacente al Palazzo dei Priori, al quale è collegato da un corridoio oggi adibito a Pinacoteca, troviamo il Palazzo del Podestà realizzato nel 1264 per svolgere la funzione di Palazzo del Capitano del Popolo.
Palazzo degli Alessandri
Risalente al XIII secolo è situato a piazza San Pellegrino e si contraddistingue per i segni distintivi dell’architettura medievale. Da notare il caratteristico profferlo, incastonato nel muro esterno, elemento tipico dell’architettura medievale della città
Palazzo Gatti
Realizzato nel 1266 dalla potente famiglia Gatti, alla quale apparteneva il Capitano del popolo Raniero Gatti, il bellissimo e raffinato palazzo si trova nel cuore del quartiere medievale. Oggi possiamo ammirare solo una piccola parte della struttura originaria che un tempo presentava almeno sei torri e dimensioni ben più grandi. Da notare sulla facciata lo stemma della famiglia e le eleganti finestre bifore. Nel Novecento è stato aggiunta la terrazza che ospita oggi un bellissimo giardino pensile.
Palazzo Farnese
Sempre nel quartiere medievale troviamo Palazzo Farnese che secondo alcune fonti storiche risale al 1200. Caratterizzato da differenti stili architettonici, nel 1431 passò alla potente famiglia dei Farnese.
Da notare il profferlo e la suddivisione su due livelli con le bifore di stile gotico che caratterizzano il primo piano e le bifore a tutto sesto e traforate, di stile classico, il secondo.
Palazzo Chigi
Risalente alla seconda metà del XV secolo nel 1510 passo dal dal ricco commerciante Alfonso Caetani alla famiglia Chigi. Presenta forti influenze architettoniche toscane, riconoscibili in diversi elementi. Da notare il Torrione di forma quadrangolare, interamente costruito in peperino, che riuniva l’originaria funzione difensiva a quella abitativa della casa-torre. Lo stemma della famiglia Chigi è presente su uno degli angoli esterni.
Palazzetto di Valentino della Pagnotta
Situato a Piazza San Lorenzo insieme al Palazzo dei Papi e al Duomo è stato realizzato nel XIII secolo. La costruzione si contraddistingue per i due archi a tutto sesto, sorretti da un pilastro centrale e due semicolonne laterali con capitelli a crochet, del piano inferiore.
Casa Poscia
Secondo un’antica storia di tradizione popolare nella casa visse la Bella Galiana, la fanciulla più bella della storia di Viterbo. L’edificio, eretto nel XIV secolo, presenta uno dei più caratteristici e integri profferli della città. La costruzione, originariamente di soli due piani, rappresenta il classico esempio dell’architettura medievale in città, in cui troviamo sia la compattezza delle costruzioni romaniche che l’apparato decorativo gotico.
Palazzo Donna Olimpia
Eretto nel XIII secolo come sede dei monaci cistercensi di San Martino al Cimino su una pianta irregolare, fu ristrutturato ed ampliato nel 1500, con l’aggiunta di un corpo di fabbrica esterno alle mura urbane, ad opera del cardinale Francesco Piccolomini.
Torre del Borgognone
Tra le diverse torri presenti a Viterbo merita di essere citata quella del Borgognone, situata a Piazza del Gesù. L’antica torre, che è già presente nelle cronache del Duecento ma della quale non si notizia certa della data di costruzione, presenta tre fronti liberi ed è funzionalmente integrata all’edificio adiacente. La struttura è suddivisa in 6 livelli, di cui due coperti da solai in legno e quattro voltati a botte.
Fontana Grande
Le prime testimonianze storiche della sua esistenza risalgono al 1200 ma secondo alcuni studiosi la sua costruzione è precedente. Rialzata rispetto alla strada grazie a dei gradini presenta una base a croce greca, con decorazioni in stile romanico e gotico.
Fontana di Santo Stefano o di Piazza delle Erbe
Realizzata nel 1621 su disegno di Filippo Caparozzi è dominata dal simbolo della città (il leone di Viterbo) e decorata con gli stemmi di Odoardo Cybo (governatore della città dei Papi) e di Odoardo Farnese (all’epoca Legato del Patrimonio).
Fontana del cortile di Palazzo dei Priori
Nel cortile del Palazzo dei Priori, dal quale si gode di un bellissimo panorama della città, troviamo una fontana in peperino del 1624 decorata, nella parte alta, da un gruppo bronzeo con la palma di Ferento e due leoni a richiamare la storia della fondazione di Viterbo.
Fontana della loggia del Palazzo Papa
Situata al centro della loggia del Palazzo Papale è stata realizzata nella seconda metà del Cinquecento per rimpiazzare una precedente fontana duecentesca andata distrutta. La vasca, di forma poligonale, è formata da sedici specchiature e la coppa, sostenuta da una colonna con capitello ornato di foglie, è quella originale della fontana duecentesca. Come elementi decorativi troviamo dodici teste di leone col cannello in bocca. Dal cesto di frutta della cuspide centrale fuoriesce lo zampillo d’acqua.
Il Leone simbolo di Viterbo
Passeggiando per le vie della città si incontreranno numerose rappresentazioni del leone, il simbolo di Viterbo. Lo stemma della Città dei Papi è appunto costituito da uno scudo sannitico azzurro con una palma e un leone coronato d’oro. I documenti storici riportano che il leone era l’antico stemma guelfo di Viterbo dell’XI secolo. Oggi è presente sui principali monumenti della città.
Il Quartiere del Pellegrino
Il quartiere medievale è il più caratteristico di Viterbo, passeggiando all’interno del quale ci si ritrova completamente immersi nella bellezza e nella storia della Città dei Papi.
Musei
Museo Civico di Viterbo
Posizionato subito fuori le mura cittadine nei pressi di Porta della Verità custodisce opere d’arte e reperti di grande valore frutto dell’unione di diverse raccolte.
Museo della Ceramica della Tuscia
Il museo, suddiviso in cinque ambienti, custodisce circa 200 reperti medioevali e rinascimentali provenienti dalla Tuscia.
Museo del Sodalizio Facchini di Santa Rosa
Situato nel quartiere medievale di San Pellegrino il museo illustra la storia dei Facchini e della Macchina di Santa Rosa attraverso documenti storici, modelli in scala, filmati.
Museo Nazionale Etrusco – Rocca Albornoz
Il museo conserva i reperti rinvenuti nei siti di San Giovenale e di Acquarossa e illustra la vita quotidiana degli Etruschi con la ricostruzione delle loro abitazioni a grandezza naturale.
Feste
La Macchina di Santa Rosa (Festa Patronale)
Il 3 settembre viene festeggiata la patrona di Viterbo con la macchina di Santa Rosa, un baldacchino di circa 30 metri, che viene portato in processione dalla chiesa di San Sisto fino al santuario di Santa Rosa. Le sue origine sono antichissime: secondo la leggenda Santa Rosa implorò con passione di essere ammessa nell’Ordine delle Clarisse, senza mai riuscire nell’intento poiché considerata una ribelle. A pochi anni dalla sua scomparsa papa Alessandro IV, dopo averla avuta più volte in sogno, cercò di glorificarne la memoria facendone traslare il corpo nei pressi del luogo a lei tanto caro. Dal 4 dicembre 2013 il trasporto della Macchina di Santa Rosa è Patrimonio Immateriale dell’Umanità.
San Pellegrino in Fiore
Nei primi giorni di Maggio a Viterbo piazze, fontane, palazzi storici ed il Palazzo Papale vengono addobbati con motivi floreali.
Festival Barocco e Tuscia Opera Festival
Da fine luglio fino ai primi di settembre Viterbo ospita una ricca kermesse di eventi culturali e musicali.
Tuscia Film Fest
A metà agosto Viterbo rende omaggio al cinema italiano, con proiezioni, incontri ed eventi.




